3_Palazzo Medici _ _ _ Itinerario Uno
Palazzo Medici Riccardi
prospettiva dall'angolo
Palazzo Medici Riccardi
il cortile di Michelozzo 
con l'Orfeo del Bandinelli
Il giardinetto di 
Palazzo Medici 
ridotto dai Riccardi
Autoritratto di 
Bernozzo Gozzoli 
nel Corteo dei Magi
Capella dei Magi 
particolare della 
parete destra
Per uno strano scherzo del destino nessuno dei grandi monumenti costruiti dai Medici
nella propria città porta il loro nome. Anche questo palazzo, che pure
è stato il loro simbolo per secoli, è ormai conosciuto con il nome dei
Riccardi, che lo acquistarono nel Seicento. Costruito fra il 1444 e il
1460 dall'architetto e scultore Michelozzo Michelozzi,allievo
del Ghiberti e collaboratore di Donatello, il palazzo voluto da Cosimo
"il Vecchio" in via Larga è il prototipo di tutti palazzi
rinascimentali fiorentini. Il progetto era stato commissionato in
origine a Filippo Brunelleschi, che stava lavorando in San Lorenzo, ma il Medici, "più per fuggir l'invidia che la spesa" ricorda il Vasari,ovvero
timoroso di suscitare l"ostilità dei concittadini con un palazzo troppo
"superbo", preferì affidare la costruzione al più modesto Michelozzo,
che comunque si ispirò al modello brunelleschiano. Il risultato fu un
edificio maestoso ed elegante insieme, poi arricchito all"interno dalle
numerose opere d"arte commissionate dai Medici, che vi dimorarono per
quasi un secolo, fino al 1537, quando il duca Cosimo I si trasferì in
Palazzo Vecchio prima di raggiungere la nuova reggia di Palazzo Pitti.
Nel 1655 il palazzo fu venduto ai marchesi Riccardi, che lo fecero
ampliare aggiungendo sette nuove finestre su Via Larga e
commissionarono a Luca Giordano gli affreschi della Galleria degli
Specchi e a Giovan Battista Foggini il grande scalone d'ingresso. I
Riccardi tennero il palazzo fino al 1814. All'epoca di Firenze Capitale
esso diventò sede del Ministero dell'Interno e, dal 1871, della
Prefettura, che vi si trova tutt'ora. Ma il palazzo è oggi soprattutto
la sede dell'Amministrazione provinciale fiorentina, che dovrebbe
presto diventarne l'unico gestore e che ha avviato da tempo
un'operazione di riscoperta e restauro degli ambienti e di riordino
delle collezioni in vista della trasformazione di parte del palazzo in
Museo Mediceo, così come avvenuto per breve tempo fra il 1929 e
l'alluvione del '66. Nelle sue sale si tengono continuamente mostre
temporanee e manifestazioni culturali, ed è da poco stata aperta una
avveniristica postazione multimediale che consente di ammirare su
grandi schermi e in tutti i dettagli la Cappella dei Magi affrescata da
Benozzo Gozzoli che sta al primo piano del Palazzo. L'esterno, che in
origine si stagliava maggiormente fra gli edifici circostanti, fu
pensato da Michelozzo
come un grande cubo, con la stessa altezza e larghezza. I due lati
principali, trattati dall'architetto con grande attenzione all'effetto
pittorico dei volumi, ci offrono un primo piano a bugnato forte, il
secondo a bugnato appiattito e il terzo a pietre lisce, motivo che
ricorrerà di frequente, insieme all'uso delle bifore a tutto sesto, nei
palazzi fiorentini dell'epoca. La pietra a bugnato è in origine un
apparato da difesa, quasi militare, ma Michelozzo lo sa trasformare in
elemento decorativo e lo alleggerisce, levigandolo, fino ad arrivare
alla pietra liscia del secondo piano. Straordinario e bellissimo infine
è il cornicione classicheggiante che corona l'edificio. All'interno è
un bel cortile porticato che raccoglie reperti romani e varie sculture,
nonchè una lunga serie di iscrizioni e lapidi antiche raccolte dai
Riccardi ed esposte seguendo il gusto antiquario del Settecento. Della
decorazione originaria rimangono solo gli otto medaglioni attribuiti a
Bertoldo (1491), allievo di Donatello col solo merito di essere stato
un buon insegnante per Michelangelo.
Più oltre il secondo cortile o meglio il giardino, un tempo assai
fastoso, dove si svolsero grandi feste e spettacoli in occasione di
matrimoni e solennità. Le costruzioni dell'epoca Riccardi lo hanno
purtroppo ridotto a qualche metro quadrato. Qui stava una grande vasca
di granito rosso oggi al Museo Archeologico, e qui stava anche la copia
del Laocconte eseguita a Roma da Baccio Bandinelli (agli Uffizi).
Del Bandinelli è rimasta, fra il primo e il secondo cortile, una statua
di "Orfeo". In questo palazzo si trovavano moltissimi dei tanti
capolavori che si ammirano oggi nelle gallerie e nei musei fiorentini,
come la "Giuditta" in bronzo di Donatello e la fontana del Verrocchio
(oggi entrambe in  Palazzo Vecchio).
Altre opere andarono purtroppo disperse nel novembre del 1494 quando,
due anni dopo la morte del Magnifico, suo figlio Piero fu cacciato
dalla città e il palazzo saccheggiato. Fu il duca Cosimo I a ricercare
e acquistare in seguito alcuni degli esemplari più preziosi, come i
vasi in pietre dure appartenuti a Lorenzo il Magnifico e oggi
conservati al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti.
La Cappella dei Magi Fra gli ambienti interni è notevole la Cappella
del primo piano costruita da Michelozzo, che qui disegna anche il
soffitto a cassettoni, il pavimento e gli stalli intarsiati. Sulle
pareti si trovano i celebri affreschi di Benozzo Gozzoli che
raffigurano la "Cavalcata dei Magi verso Betlemme" (1459-60), in cui
sono ritratti numerosi personaggi del tempo: Lorenzo il Magnifico con
il padre Piero 'il Gottoso' e le sorelle Bianca, Maria e Nannina; e poi
Galeazzo Maria Sforza, Sigismondo Malatesta, il Patriarca di
Costantinopoli capo della Chiesa Ortodossa e l'imperatore d'Oriente
Giovanni VII Paleologo; e ancora il pittore stesso e il suo maestro, il
Beato Angelico, e tanti altri personaggi della Firenze minore
dell'epoca. Questa 'cavalcata', che fotografa gli ospiti 'esotici' nei
loro fantasiosi costumi, rivive un avvenimento di eccezionale risonanza
internazionale: il Concilio Ecumenico che Cosimo 'il Vecchio' era
riuscito a portare a Firenze vent'anni prima, nel 1439, e che vide
riunite la Chiesa d'Oriente e quella d'Occidente. Fu l'ultimo tentativo
di riunificazione prima della caduta di Costantinopoli in mano ai
Turchi. Da questo evento, ancora ben vivo nel ricordo della città, il
pittore prese spunto per una ricca e complessa celebrazione della
famiglia in cui il giovane erede Lorenzo (nato in realtà nel 1449,
dieci anni dopo il Concilio) guida il corteo dei Magi, ovvero dei
sapienti, ed è egli stesso uno di loro. E' forse il primo esempio di
glorificazione privata in un'ambiente di destinazione religiosa e
sottolinea l'inizio del potere mediceo a Firenze. Sull'altare sta una
copia della "Adorazione del Bambino" appositamente dipinta da Filippo
Lippi per quest'ambiente fra il 1458 e il '60 e detta perciò
"Adorazione di Palazzo Medici". L'originale, ancora documentato a
Firenze dal Vasari,
si trova oggi nei Musei Statali di Berlino, dove è giunto nel 1821 per
lascito del collezionista Solly, ma ci è ignoto come la tavola sia
arrivata nelle sue mani. La copia è comunque coeva all'originale, forse
opera dello 'pseudo Pier Francesco Fiorentino'. Notevole è anche la
Galleria fatta costruire dai Riccardi, decorata con stucchi e
specchiere della fine del Settecento, e che ha nella volta un
bellissimo affresco di Luca Giordano raffigurante la "Apoteosi della dinastia Medici"
(1682-83). Nella sala antistante è oggi conservato un altro capolavoro,
da poco restaurato, una tavola con la "Madonna col Bambino" di mano di
Filippo Lippi, un altro dei grandi artisti protetti da Cosimo 'il
Vecchio'. A Luca Giordano appartiene anche l'affresco (1683) sul
soffitto della Sala di lettura della Biblioteca Riccardiana, fondata
nel '600 da Riccardo Riccardi in locali appositamente costruiti.
L'affresco raffigura l'intelligenza umana liberata dalla schiavitù
dell'ignoranza. Alla Biblioteca, molto frequentata dagli studiosi, si
accede da via Ginori. L'orario di visita del monumento è il seguente:
feriali 9-19, festivi 9-13 chiuso il mercoledì.