6_Via Taddea _ _ _ Itinerario Uno
Approfondimenti
Il Convento delle Orsoline
Raffaello 
'La Madonna del Prato'
Raffaello 
l'autoritratto 
degli Uffizi
La casa in ViaTaddea 
dove nacque Collodi
Lasciamo Via Ginori sul Canto del Bisogno e, anzichè proseguire verso
il successivo angolo di Via Guelfa, voltiamo a sinistra in Via Taddea e
fermiamoci un attimo a osservare la stradina che si apre di fronte a
noi e scorre per qualche centinaio di metri fino a Via Panicale. Poco
avanti, sulla destra, attira la nostra attenzione un palazzotto ancora
trecentesco, che poggia in parte su mensole e archi e mostra al secondo
piano una bella loggia tipicamente fiorentina: uno scorcio affascinante
che ci offre un'idea della città medievale. La costruzione ospita oggi
un albergo e un ristorante, è molto ben tenuta e dalla primavera
all'autunno non è difficile vedere il balcone della loggia invaso di
fiori variopinti. Uno spettacolo da contemplare.
La strada prende il nome dai Taddei, proprietari del bellissimo palazzo
sul Canto del Bisogno, famiglia che fin dal Trecento aveva ricoperto
cariche nel governo fiorentino, partorendo Priori, Gonfalonieri e
Ambasciatori. Ma, per quanto riguarda noi posteri, il suo vanto
maggiore resta l'aver dato ospitalità generosa a Raffaello Sanzio,
giovane e promettente pittore giunto da Urbino nel 1505. Della targa
che ricorda il soggiorno dell'Urbinate abbiamo già detto (vedi via
Ginori) ma qui dobbiamo ricordare anche la lunga descrizione che
Giorgio Vasari fa di quel soggiorno nelle sue "Vite" e delle due opere
che Raffaello dipinse a Taddeo per sdebitarsi della sua ospitalità,
molto vicine per stile, secondo il Vasari, alla "maniera" del suo
maestro Pietro Peugino e che alla fine del Cinquecento si trovavano
ancora nella casa, presso gli eredi di Taddeo. La critica ha
identificato questi due dipinti con "La Madonna del Prato" oggi al
Kunsthistorisches Museum di Vienna e con la "Sacra Famiglia" alla
National Gallery di Londra. Si può capire quanto la presenza delle due
opere sia stata importante per il successivo sviluppo della pittura
fiorentina.
Taddeo non ebbe dimestichezza solo con Raffaello ma anche con
Michelangelo, che per lui eseguì un tondo in pietra non finito, dal
1823 di proprietà della Royal Accademy of Arts. Il Vasari
scrive ancora che per lui lavorò anche Giovanni Antonio Sogliani
realizzando in un tabernacolo dipinto a fresco "un Crocifisso, con la
Nostra Donna e San Giovanni a' piedi, ed alcuni angeli in aria che lo
piangono molto vivamente". Il tabernacolo esiste ancora, ma ora si
trova sull'altro angolo della strada: il trasferimento, avvenuto
nell'Ottocento, è testimoniato dal Milanesi nella sue edizione
commentata delle "Vite" vasariane (1878-85): all'epoca la pittura era
molto sciupata "dal tempo e dai ritocchi", ma nel 1956 fu restaurata
dal pittore Luigi Rossini. Il perchè del trasferimento dell'affresco è
presto detto: verso la metà dell'Ottocento, dopo essere stato a lungo
dei Giraldi, il palazzo era stato acquistato da un facoltoso israelita
di nome Levi e, detto fatto, per motivi religiosi il tabernacolo era
stato rimosso e trasportato sul palazzo di fronte. Da ciò nacque forse
anche l'equivoco che Raffaelo avesse abitato la più modesta costruzione
al numero 17 della strada, oltre il Canto del Bisogno, peraltro
anch'essa di proprietà Taddei, e qui fu apposta anche la lapide che
ricordava il suo soggiorno.
Ai Giraldi si deve invece l'ampliamento del Palazzo sul lato di Via
Taddea fino a raggiungere l'angolo di Via della Stufa. L'antico orto
che vi si trovava fu incluso dalle costruzioni e poi trasformato in
rimessa selciata ad uso delle carrozze: l'ingresso è ancora ben
visibile
Via della Stufa/Via Rosina
Proseguiamo verso il palazzetto di nobile fattura medievale che abbiamo
segnalato prima, qui di fronte sbucano Via della Stufa, che ci riporta
in Piazza San Lorenzo, e la brevissima Via Rosina che subito sfocia in
Piazza del Mercato Centrale. Il nome di "stufa" veniva dato anticamente
ai bagni pubblici dove, secondo l'uso degli antichi romani, ci si
lavava con acqua e vapore caldi. Ma se le Terme romane erano collocate
abitualmente alle porte della città (vedi via delle Terme alla Porta di
Santa Maria), quelle medievali erano sparse un po' ovunque, ricavate in
locali modesti e gestite da privati, come la Stufa di San Michele
Berteldi dietro piazza Antinori, detta anche degli Obizzi dal nome dei
proprietari. Qui invece era situata la Stufa di San Lorenzo, già
esistente prima del 1319, ed è questo il nome rimasto alla strada. Il
locale era diviso in due parti e in due proprietà: la parte degli
uomini apparteneva a Lorenzo d'Andrea Lotteringhi, quella per le donne
a Giovanni di Lorenzo Lotteringhi. In breve, i Lotteringhi presero il
nome di 'Della Stufa'. Se ne vergognarono anche un po', sia perchè
avevano nobili origini germaniche (erano giunti in Italia nel 998 al
seguito dell'imperatore Ottone III), sia perchè erano legati fin dal
Quattrocento alla famiglia Medici (Leone X li aveva fatti conti palatini), sia perchè, infine, aspiravano ad alte cariche politiche nella Firenze del duca Cosimo I,
che avevano contribuito a far giungere al potere. Prinzivalle della
Stufa è infatti ritratto dal Vasari accanto a Cosimo in un tondo di Palazzo Vecchio.
La costruzione bassa che si vede sull'angolo tra Via Taddea e Via della
Stufa, pur essendo oggi un bagno pubblico, non è però una delle antiche
Stufe. Qui, dal numero 23 al 25, si distende un grande edificio che ha
sulla porta uno stemma azzurro con sei pietre bianche: è quello dei
Marcucci di Bibbiena, discendenti da un Marco Tarlati da Pietramala
fatto prigioniero dai guelfi fiorentini nel 1360. Il Palazzo ha un
enorme androne che attraversa tutto il fabbricato e termina poi con la
piccola 'rimessa' su via Taddea. Una breve occhiata alla strada ci farà
notare, al numero 15, un palazzetto segnato con lo stemma mediceo e, al
numero 9, la Casa dell'Ammannati, dove l'artista morì nel 1592, carico
di anni e di benemerenze, per venir poi sepolto nella vicina chiesa di
San Giovannino che tanto aveva ampliato e abbellito. E ancora, bei
portali cinquecenteschi si succedono ai numeri 3, 5 e 7, mentre
l'imbocco della strada su San Lorenzo mostra la facciata laterale del
Palazzo Lotteringhi della Stufa, con una grande arcata e un bel
tabernacolo seicentesco che racchiude un bassorilievo policromo con una
'Madonna'. Al suo interno, fra i pochi ricordi della famiglia, alcune
belle porte settecentesche sormontate da stucchi e una 'alcova'
stemmata, una delle più artistiche ancora conservate. L'alcova era un
vano con stucchi e parati di stoffe che ospitava il letto, e fra il Sei
e il Settecento fu un arredo di gran moda.
Torniamo ora su via Taddea e procediamo nel suo tratto finale, da Via
Sant'Orsola a Via Panicale. Lungo tutto il lato destro, l'isolato è
occupato dall'antico Convento di Sant'Orsola, in gravi condizioni di
manutenzione dopo aver ospitato nell'Ottocento gli operai della
Manifattura Tabacchi e poi gli sfollati e i senza casa. Vari i progetti
di recupero che attualmente lo riguardano, fra cui la trasformazione in
residence e quella in mercato multietnico al coperto in grado di
servire i bisogni di una comunità straniera molto numerosa in
quest'area.