L'ingresso Mediceo _ _ _ Itinerario Uno
Ritratto di Cosimo 'il
Vecchio' de' Medici
Ritratto di Giovanni Bicci,
fondatore della ricchezza 
dei Medici
La pianta detta 'della Catena' 
raffigura Firenze nel 1470
Il Canto di 
Bernadetto de' Medici
Si apre sul fianco di Palazzo Medici, sull'antica Via Larga, l'ingresso 'nobile' al Quartiere di San Lorenzo,
tutt'ora crocevia politico dove si fronteggiano i palazzi del potere
statale (Prefettura), regionale e provinciale. Ma oggi la strada, che
da Piazza della Libertà scende dritta verso il Duomo costeggiando San
Marco
, ha cambiato nome prendendo quello di Camillo Benso conte di
Cavour. Fu il Consiglio Comunale fiorentino del 17 giugno 1861, in un
comprensibile momento di emozione seguìto alla morte dello statista
piemontese che aveva reso l'Italia Unita, a cancellare la tradizione
toponomastica che la voleva "Via Larga degli Spadai" (per la presenza
di artigiani che forgiavano spade) o, più semplicemente, "Via Larga".
Il nome non va messo in relazione soltanto con l'ampiezza della strada,
che era in grado di ospitare persino giostre e tornei, ma anche con
l'importanza - appunto 'politica' - acquisita da quando i Medici
avevano preso le redini del governo della Repubblica, e soprattutto da
quando (era il 1444) Cosimo 'il Vecchio' aveva commissionato a Michelozzo,
suo architetto di fiducia, il nuovo palazzo destinato ad ospitare tutta
la famiglia e - risvolto forse inatteso - a diventare il prototipo di
tutti i palazzi nobiliari del Rinascimento, non solo fiorentino.
In principio la "masnada" dei Medici,
giunta a Firenze dal Mugello oltre un secolo prima, aveva avuto le sue
case nei pressi del Mercato Vecchio (ne resta un ricordo in via de'
Medici, sul fianco di Orsanmichele) ma fin dai tempi di Giovanni di
Bicci, vero fondatore della fortuna economica della famiglia, il
Quartiere di San Lorenzo era divenuto il Quartiere dei Medici, con la
prestigiosa basilica nata nel IV secolo a far da parrocchia. Ora suo
figlio Cosimo voleva una dimora signorile e spaziosa, impossibile da
realizzare nelle anguste stradine medievali del centro. Meglio occupare
la grande area su Via Larga, dietro cui si trovava la basilica.
Scartato il progetto di Filippo Brunelleschi,
troppo sontuoso per non attirare le critiche dei concittadini e per di
più sfacciatamente collocato di fronte alla chiesa, Cosimo si rivolse
al fedele Michelozzo, che già aveva lavorato per lui nel Convento di
San Marco e che seppe interpretare al meglio i desideri del suo
committente.
Sul lato sud, il Canto (l'angolo) de' Medici era segnato dalla Loggia,
una struttura consueta nella vita sociale fiorentina fin dal tardo
Medioevo, destinata agli incontri, alle visite, agli affari e anche ai
banchetti. Talvolta la Loggia poteva trovarsi anche staccata dal
palazzo, come nel caso dei Rucellai, che vivevano nella stretta via
della Vigna, e degli stessi Priori che reggevano il governo cittadino,
che si erano fatti costruire dall'Orcagna la loro Loggia proprio di
fianco al Palazzo della Signoria. Nel 1517 la Loggia di casa Medici fu
chiusa con le due finestre che vediamo oggi, dette "inginocchiate" per
la forma delle mensole di supporto e che la tradizione attribuisce
all'inventiva di Michelangelo.
Sopra, al secondo piano, lo stemma familiare che Benvenuto Cellini
ricorda di aver visto rimettere al suo posto dopo il ritorno dei Medici
dall'ultimo esilio (1494-1513) "ben colorito", cioè con le palle rosse
in campo d'oro. Il Palazzo Medici oggi si distende, con l'ala aggiunta
dai successivi proprietari Riccardi, che lo acquisirono nel 1659, dal
numero 1 fino al numero 7 di via Cavour, ospitando gli uffici della
Provincia e della Prefetura. Si dice che l'ingrandimento di Palazzo
Medici e la trasformazione nelle forme attuali siano dovuti ai
suggerimenti del grande scultore e architetto Lorenzo Bernini, autore
fra l'altro del Colonnato di piazza San Pietro a Roma che, in viaggio
per raggiungere Parigi, fu ospitato nel 1665 nella casa dei Riccardi.
Ampliato a partire dal 1670 secondo il gusto del nuovo secolo, il
palazzo fu dotato di altre 7 finestre, contrassegnate con la chiave
d'oro dello stemma Riccardi.