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L'ingresso Mediceo
_ _ _ Itinerario Uno
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Si apre sul fianco di Palazzo Medici, sull'antica Via Larga, l'ingresso 'nobile' al Quartiere di San Lorenzo, tutt'ora crocevia politico dove si fronteggiano i palazzi del potere statale (Prefettura), regionale e provinciale. Ma oggi la strada, che da Piazza della Libertà scende dritta verso il Duomo costeggiando San Marco, ha cambiato nome prendendo quello di Camillo Benso conte di Cavour. Fu il Consiglio Comunale fiorentino del 17 giugno 1861, in un comprensibile momento di emozione seguìto alla morte dello statista piemontese che aveva reso l'Italia Unita, a cancellare la tradizione toponomastica che la voleva "Via Larga degli Spadai" (per la presenza di artigiani che forgiavano spade) o, più semplicemente, "Via Larga". Il nome non va messo in relazione soltanto con l'ampiezza della strada, che era in grado di ospitare persino giostre e tornei, ma anche con l'importanza - appunto 'politica' - acquisita da quando i Medici avevano preso le redini del governo della Repubblica, e soprattutto da quando (era il 1444) Cosimo 'il Vecchio' aveva commissionato a Michelozzo, suo architetto di fiducia, il nuovo palazzo destinato ad ospitare tutta la famiglia e - risvolto forse inatteso - a diventare il prototipo di tutti i palazzi nobiliari del Rinascimento, non solo fiorentino. In principio la "masnada" dei Medici, giunta a Firenze dal Mugello oltre un secolo prima, aveva avuto le sue case nei pressi del Mercato Vecchio (ne resta un ricordo in via de' Medici, sul fianco di Orsanmichele) ma fin dai tempi di Giovanni di Bicci, vero fondatore della fortuna economica della famiglia, il Quartiere di San Lorenzo era divenuto il Quartiere dei Medici, con la prestigiosa basilica nata nel IV secolo a far da parrocchia. Ora suo figlio Cosimo voleva una dimora signorile e spaziosa, impossibile da realizzare nelle anguste stradine medievali del centro. Meglio occupare la grande area su Via Larga, dietro cui si trovava la basilica. Scartato il progetto di Filippo Brunelleschi, troppo sontuoso per non attirare le critiche dei concittadini e per di più sfacciatamente collocato di fronte alla chiesa, Cosimo si rivolse al fedele Michelozzo, che già aveva lavorato per lui nel Convento di San Marco e che seppe interpretare al meglio i desideri del suo committente. Sul lato sud, il Canto (l'angolo) de' Medici era segnato dalla Loggia, una struttura consueta nella vita sociale fiorentina fin dal tardo Medioevo, destinata agli incontri, alle visite, agli affari e anche ai banchetti. Talvolta la Loggia poteva trovarsi anche staccata dal palazzo, come nel caso dei Rucellai, che vivevano nella stretta via della Vigna, e degli stessi Priori che reggevano il governo cittadino, che si erano fatti costruire dall'Orcagna la loro Loggia proprio di fianco al Palazzo della Signoria. Nel 1517 la Loggia di casa Medici fu chiusa con le due finestre che vediamo oggi, dette "inginocchiate" per la forma delle mensole di supporto e che la tradizione attribuisce all'inventiva di Michelangelo. Sopra, al secondo piano, lo stemma familiare che Benvenuto Cellini ricorda di aver visto rimettere al suo posto dopo il ritorno dei Medici dall'ultimo esilio (1494-1513) "ben colorito", cioè con le palle rosse in campo d'oro. Il Palazzo Medici oggi si distende, con l'ala aggiunta dai successivi proprietari Riccardi, che lo acquisirono nel 1659, dal numero 1 fino al numero 7 di via Cavour, ospitando gli uffici della Provincia e della Prefetura. Si dice che l'ingrandimento di Palazzo Medici e la trasformazione nelle forme attuali siano dovuti ai suggerimenti del grande scultore e architetto Lorenzo Bernini, autore fra l'altro del Colonnato di piazza San Pietro a Roma che, in viaggio per raggiungere Parigi, fu ospitato nel 1665 nella casa dei Riccardi. Ampliato a partire dal 1670 secondo il gusto del nuovo secolo, il palazzo fu dotato di altre 7 finestre, contrassegnate con la chiave d'oro dello stemma Riccardi. |
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