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3_La Basilica di San Lorenzo
_ _ _ Itinerario Due |
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Dal giorno della consacrazione per mano di Sant'Ambrogio, la chiesa di San Lorenzo ebbe il titolo di Basilica Ambrosiana e i pontefici romani la definirono spesso "caput Ecclesiae florentinae", almeno finché il polo religioso fiorentino non fu spostato fra le chiese di San Giovanni Battista e di Santa Reparata (i due protettori della città), quest'ultima poi inglobata in Santa Maria del Fiore. Ristrutturata in stile romanico nel Mille e riconsacrata nel 1060 da papa Niccolò II, San Lorenzo passò all'inizio del XV secolo sotto la protezione dei Medici grazie al patriarca Giovanni di Bicci (1360-1429), che a partire dal 1418 ne curò la ricostruzione e l'ampliamento affidando la direzione dei lavori al genio di Filippo Brunelleschi (lavori poi conclusi da Antonio Manetti). Amatissima da Cosimo 'il vecchio', che vi fu sepolto nel 1464 nel corso di una cerimonia funebre che vide tutta la città sfilare in lacrime davanti al feretro del suo "pater patriae", San Lorenzo fu poi per tre secoli, la chiesa 'ufficiale' dei Medici, che la arricchirono di insigni opere d'arte e di preziosi arredi e vollero avere qui la loro sepoltura. Questa esigenza portò alla ulteriore creazione di quel complesso di ambienti straordinari noto come Cappelle Medicee e completato dalla Cappella dei Principi, grandioso mausoleo barocco rivestito in pietre dure dove riposa il ramo granducale della famiglia (vedi Itinerario 3). I privilegi riconosciuti alla basilica nei primi tempi sopravvivono ancora oggi nei titoli del suo clero: la chiesa è infatti dotata di Capitolo al pari di una cattedrale, ha il titolo di Collegiata ed il suo rettore ha la dignità di "Abate mitrato", secondo nella gerarchia solo all'Arcivescovo. E' inoltre probabile che, poco dopo il Mille, la chiesa fosse per un periodo anche cattedrale della città. Se grande è l'importanza di San Lorenzo nella storia della Chiesa fiorentina, ancora più grande è la sua importanza per la storia della cultura universale: in uno spazio relativamente esiguo e con una concentrazione unica al mondo, la civiltà del Rinascimento vi è rappresentata al suo livello più alto. Anche senza considerare la Biblioteca Laurenziana e il complesso delle Cappelle Medicee con le celebri architetture e sculture di Michelangelo (settori oggi del tutto autonomi rispetto all'edificio religioso), la visita alla chiesa è fondamentale per chi voglia comprendere l'arte e la storia del secolo d'oro di Firenze. L'interno L'interno, opera del Brunelleschi (la facciata esterna non fu mai realizzata), è uno dei risultati più felici dell'architettura di tutti i tempi: ampio e armonioso, a tre navate coperte al centro da un soffitto a lacunari, si distingue per l'eccezionale luminosità e per la serena classicità dell'insieme. In fondo alla navata si conservano due pulpiti in bronzo, lavoro tardo di Donatello (1463-'66). Il vecchio scultore, ormai al termine della vita e coadiuvato dai suoi allievi ha qui lasciato la testimonianza più importante del suo ultimo stile, drammatico e tormentato. Altri celebri capolavori si snodano lungo le cappelle laterali: nella seconda cappella della navata destra ecco lo "Sposalizio della Vergine" del Rosso Fiorentino (1529), poco oltre il Tabernacolo di Desiderio da Settignano (1461). Sul lato sinistro, nel transetto, occorrerà ricordare almeno il "Martirio di San Lorenzo" affrescato da Agnolo Bronzino e la "Annunciazione" di Filippo Lippi (1440 ca.), uno dei quadri più importanti per la storia della pittura italiana del Quattrocento, dipinto per la Cappella Martelli. Non dimentichiamo infine che qui è il monumento funebre di Bernardo Cennini, orafo fiorentino che nel 1471 pubblicò le "Bucoliche" di Virgilio, il primo libro stampato a Firenze secondo il metodo di Norimberga, da lui ricostruito in gran segreto. E qui è sepolto il compositore Francesco Landini (1335 ca. - 1397), detto il "cieco degli organi", cappellano e organista in San Lorenzo. La Sacrestia Vecchia Infine, cuore spirituale dell'intero complesso e ambiente fra i più perfetti e suggestivi del mondo, ecco la Sacrestia Vecchia, cui si accede dal transetto sinistro. Di forma quadrata, sormontata da una cupola e profilata in pietra serena, la sacrestia venne realizzata dal Brunelleschi nel 1420-'29, poco dopo la Loggia degli Innocenti, e può essere considerata il primo e più perfetto esempio della concezione architettonica rinascimentale. Il grande Donatello, per tutta la vita legato da sincera amicizia a Cosimo 'il Vecchio' e anche lui sepolto in questa chiesa, lavorò alla decorazione della sacrestia per quasi un decennio (1435-'43), lasciandovi alcuni dei suoi capolavori: otto tondi in stucco policromo (nei pennacchi della cupola e nei lunettoni) raffiguranti gli "Evangelisti" e gli "Episodi della vita di San Giovanni", due bassorilievi centinati in terracotta con i SS. Cosma e Damiano (protettori dei Medici) e Stefano e Lorenzo e, infine, i battenti bronzei delle due porte ai lati dell'abside. Completa questo ambiente eccezionale, sul lato sinistro, il monumento funebre a Piero e Giovanni de' Medici, i due figli maschi di Cosimo, straordinario capolavoro in porfido e bronzo cesellato da Andrea del Verrocchio (1472). La Biblioteca Laurenziana Usciti dalla chiesa non dimenticate di entrare, a destra della facciata, nel bellissimo chiostro brunelleschiano, dove si trova l'ingresso della biblioteca fondata da Cosimo 'il Vecchio' e ampliata dal figlio Piero e da Lorenzo il Magnifico. E' straordinariamente ricca di manoscritti e codici antichi, acquistati sui mercati d'Oriente dai mercanti e agenti della Compagnia dei Medici fin dai tempi di Giovanni di Bicci e incrementata ancora dopo il Concilio di Firenze del 1439, quando gli studiosi greci giunti al seguito del Patriarca di Costantinopoli e dell'Imperatore si fermarono in città accolti con tutti gli onori. Fu in questo ambiente culturale, generosamente mantenuto dall'ospitalità di Cosimo 'il Vecchio', che si nutrirono le radici del nascente Umanesimo. Fra i codici più importanti qui conservati troviamo il cosiddetto "Virgilio Mediceo" (IV-V secolo), le "Pandette" di Giustiniano (raccolte di leggi del VI secolo che costituiscono la base del moderno Diritto), gli esemplari più antichi esistenti delle tragedie di Eschilo (XI secolo), degli scritti di Tucidide, Erodoto e Tacito (X secolo) e tante altre rarità fra cui i preziosi codici miniati. L'edificio della Biblioteca Laurenziana fu iniziato nell'estate del 1524 da Michelangelo, che in tre anni vi creò il bellissimo vestibolo con i giochi artificiali di finestre, pilastri e fregi, lo scalone che sembra un'opera di scultura grazie all'estroso disegno curvilineo dei gradini e delle volute e poi la grande, elegante, sala di lettura. Infine, volle lasciare la propria impronta anche attraverso il progetto dei soffitti, dei leggii e dei sedili in pregiati legni intarsiati. Dal punto di vista architettonico l'edificio è un bell'esempio di stile manierista ma il piglio maestoso dell'artista preannuncia addirittura il barocco. Interrotti e ripresi due volte, i lavori saranno poi conclusi nel 1559 dall'Ammannati e dal Vasari.
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