7_Le Cappelle Medicee _ _ _ Itinerario Tre
Michelangelo tomba di 
Giuliano de' Medici 
duca di Nemours
La Cappella dei Principi
costruita da Matteo Nigetti
Veduta della 
Sacrestia Nuova 
di Michelangelo
Il mausoleo con le tombe 
dei Granduchi Medici
Michelangelo 
Allegoria della Notte
Fin da quando Giovanni di Bicci ne assunse il patronato, la Basilica di San Lorenzo
fu considerata una specie di sepolcro della famiglia. Il primo a
trovarvi riposo fu proprio Giovanni (morto nel 1429), che con la moglie
Piccarda Bueri si fece seppellire nella piccola sacrestia
brunelleschiana, detta la Sacrestia Vecchia, sul lato sinistro del
transetto. Più tardi suo figlio Cosimo 'il Vecchio' fu sepolto nella
crociera, proprio davanti all'altar maggiore, nel corso di una
grandiosa cerimonia funebre che raccolse l'intera città, in lacrime
dietro al feretro del 'Pater Patriae'. La Sacrestia Vecchia fu usata
ancora per i suoi figli, Piero 'il Gottoso' e l'amato Giovanni, morto
prima del padre.
Il progetto di una vera tomba di famiglia prese però corpo solo nel
1520, su ordine di papa Leone X (figlio del Magnifico)
e di suo cugino il cardinale Giulio (poi papa Clemente VII), quando
Michelangelo avviò i lavori della Sacrestia Nuova (conclusi poi nel
1534), sul lato opposto del transetto. Qui furono collocate le
sepolture di Lorenzo il Magnifico e di suo fratello Giuliano, caduto
nel 1478 sotto i colpi dei sicari durante la congiura dei Pazzi, e
quelle degli ultimi discendenti maschi diretti: Giuliano duca di
Nemours e Lorenzo duca d'Urbino, figlio di Piero 'lo Sfortunato' e
padre di Caterina, poi regina di Francia.
Ai monumenti funebri di questi ultimi, ornati da statue allegoriche, Michelangelo
si dedicò fino al 1533, creando due capolavori. Data la ricchezza dei
riferimenti simbolici, molte interpretazioni sono state date alle
figure che animano la Sacrestia Nuova: i due principi rappresentano,
nei loro atteggiamenti, uno il Pensiero e l'altro l'Azione e le celebri
statue allungate sui loro sarcofagi sono un probabile riferimento a
stati e momenti della vita umana, ovvero il Giorno, la Notte, l'Aurora
e il Crepuscolo. Concludono il ciclo le statue della "Madonna col
Bambino" (1521) fra i Santi Cosma e Damiano, queste ultime due
realizzate dagli allievi Giovannangelo da Montorsoli e Raffaello da
Montelupo.
Una delle porticine della Sacrestia conduce con ripide scalette ad un
ambiente nascosto, quasi una specie di camera segreta, sulle cui pareti
sono stati riscoperti e di recente restaurati schizzi e figure di
grande qualità, che in più di un brano ricordano agli affreschi della
Sistina. Si dice che Michelangelo in persona li abbia disegnati, con un
carboncino nero: sarebbe stato nascosto qui dai frati durante l'assedio
di Firenze del 1530, quando gli spagnoli entrarono nella città per
abbattere la Repubblica (che il Buonarroti aveva difeso) in nome di
papa Clemente VII e restiture Firenze al governo della famiglia Medici
attraverso il duca Alessandro, figlio illegittimo di Clemente.
L'ambiente è molto suggestivo ma raramente accessibile
Anche la struttura architettonica della Sacrestia Nuova è notevole,
innestata da Michelangelo su un precedente impianto progettato da
Giuliano da San Gallo (1491) e concluso, nell'attuale sistemazioni, dal
Vasari. Sul bianco intonaco delle pareti (i 'vuoti) si imposta
l'orchestrazione delle membrature architettoniche in pietra serena e
marmo. Lesene angolari rigorosamente classiche, arconi e finestre
prospetticamente rastremate fanno da contrappunto al disegno
dell'ambiente, che si conclude nell'assolo dominante della poderosa
cupola a lacunari di ascendenza romana.
Nacque però solo nel Seicento, per volontà del ramo granducale, il vero
e proprio sacrario e mausoleo della famiglia: la Cappella dei Principi,
imponente e sontuosissima, simile per struttura alla Cupola del Duomo,
di cui ripete la forma ottagonale. Fu voluta da Ferdinando I e
disegnata da Matteo Nigetti a partire dal 1602.
In origine vi si entrava dalla Sacrestia Nuova (con cui forma il
complesso delle Cappelle Medicee) ma nel 1791 il granduca austriaco
Ferdinando III fece aprire l'attuale ingresso da Piazza di Madonna
degli Aldobrandini, più comodo per raggiungere la cappella funebre dei
Lorena.
All'interno, il primo ambiente è un'ampia cripta. Qui, in
corrispondenza con le tombe monumentali del piano superiore, si
trovavano i veri resti mortali dei granduchi, accompagnati dalle loro
spose e dai figli cadetti. I Lorena li spostarono per creare il nuovo
ingresso e li sistemarono, nella stessa posizione, in un'altra cripta
al di sotto della prima. Si tratta di quarantanove bare in tutto,
aperte, studiate e descritte nel 1856, dopo i saccheggi dell'epoca
lorenese. L'ultima ad esservi seppellita fu l'Elettrice Palatina Anna Maria Ludovica de' Medici,
morta nel 1743.
I lavori del mausoleo, condotti su progetto di Matteo Nigetti e con
interventi del Buontalenti, furono iniziati nel 1604 e si protrassero
per oltre un secolo (ma in realtà fino ai nostri giorni), coinvolgendo
i principali architetti, decoratori, pittori e scultori fiorentini:
oltre ai già citati anche Gherardo Silvani, don Giovanni de' Medici, il
Foggini, i due Tacca, i Ruggieri, il Cambray-Digny, il Cacialli, Pietro
Benvenuti, Giuseppe Martelli fino a Pasquale Poccianti.
Il grande ottagono è interamente rivestito con complessi intarsi di
pietre dure e marmi rari e l'effetto è veramente spettacolare.
Alle pareti sono i sarcofagi di sei dei sette granduchi medicei; sopra
quelli di Ferdinando I e Cosimo II si trovano le statue in bronzo
dorato eseguite da Pietro Tacca. In basso, sono i sedici stemmi di
città toscane, sempre in pietre dure intarsiate. La parte superiore
della Cappella fu conclusa solamente intorno al 1740 da Ferdinando e
Giuseppe Ruggieri, che vi inserirono le caratteristiche finestre a
campana e le lesene d'angolo. La cupola è affrescata con 'Storie
dell'Antico e del Nuovo Testamento', opera di Pietro Benvenuti
(1828-'37) che sostituisce i mosaici previsti in origine.
L'arte del 'commesso' in pietre dure (intarsio) era diventato dal
Cinquecento una specialità fiorentina. Cosimo I e suo figlio Francesco
invitarono maestri intagliatori da tutta Europa perché venissero a
lavorare nei laboratori artigiani degli Uffizi (fra questi il
Bilivert). Ma per andare incontro alle esigenze dei nuovo cantiere e
realizzare il rivestimento della Cappella nacque, ai primi del
Seicento, l'Opificio delle Pietre Dure, istituzione tutt'ora esistente.
Ancora attivo per i Lorena, i Borbone e i Savoia, l'Opificio ha perso
nell'ultimo secolola sua funzione primaria, si è trasformato ed è
diventato uno dei principali istituti di restauro del mondo. La sua
sede si trova dal tardo Settecento in via degli Alfani, vicino
all'Accademia, ed è arricchita da un bel museo ricco di esemplari
realizzati nel corso dei secoli.
L'orario di visita del monumento è il seguente: feriali e festivi
8.15-16.50
chiuso il I, III e V lunedì del mese e la II e IV domenica