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8_Piazza di Madonna degli Aldobrandini (2)
_ _ _ Itinerario Tre |
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Usciti dalle Cappelle riprendiamo il nostro cammino da Piazza Madonna e possiamo subito notare di fronte a noi, al numero 4, una struttura imponente. E' il Palazzo Benci, oggi Mannelli Riccardi, forse disegnato e affrescato sulla facciata esterna da Bernardino Poccetti secondo una moda che si stava diffondendo. Un cronista dell'epoca, il Lapini, descrive questa facciata come "la più bella di tutte" fra le cinque dipinte nell'anno 1575, le prime mai viste a Firenze. Forse i Benci, che in origine erano stati vinattieri, volevano stupire, ma a questo aveva già pensato un secolo prima Leonardo da Vinci, dipingendo per loro nel 1474-76 il delicato "Ritratto di Ginevra Benci" che si trova oggi alla National Gallery di Washington. Poco prima, nel 1469, Niccolò Benci aveva comprato la casa grande, che solo nel corso del Cinquecento acquistò le forme odierne. Il palazzo sorse così sulle case dei Gori, nel Canto dei Gori divenuto poi Canto dei Nelli (vedi Itinerario 2), abitazioni modeste nelle quali una tradizione faceva nascere Giotto da una famiglia mugellana. Fino a pochi anni fa ben poco era visibile dell'affresco originario, rimasto esposto a tutte le intemperie, ma il restauro ha oggi rimesso in buona vista parte della composizione, che comprende sei figure allegoriche femminili al secondo piano, scene, fregi e grottesche al primo. Fa ancora bella vista di sè sul portone d'ingresso un pregevole busto del granduca Francesco I (ma le due teste di Capricorno che lo sorreggono farebbero pensare piuttosto a suo padre Cosimo I) scolpito da Francesco dell'Opera. E' degno di un museo. Passiamo ora l'incrocio con via Faenza (dov'era fino al 1286 la Porta di Campo Corbolini) e proseguiamo verso l'angolo successivo, quello con via dell'Amorino. Davanti a noi una vera casa del Trecento, anzi quasi un prototipo di Palazzo, ampio e disteso, alto ben tre piani, ma riconoscibile per gli archetti del piano terreno, sorretti da una lunga serie di mensole sporgenti all'uso antico. La poca ampiezza delle strade medievali aveva infatti suggerito questo 'escamotage', che toglieva alle case un po' di spazio, ma solo al piano terreno. Siamo davanti all'antico Palazzo Gaddi, già Guasconi. Non fu questa la casa dove abitò il famoso Taddeo allievo di Giotto, che stava invece su Via del Fornaio della Forca, nè di suo figlio Agnolo. Venne acquistata da un nipote, anch'egli di nome Taddeo, che qui iniziò una celebre raccolta di opere d'arte poi trasportata nel nuovo palazzo di Via del Giglio. |
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